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Moscato Bianco Canelli, l’eccellenza del vino piemontese

Canelli è un comune italiano, in provincia di Asti, nella regione Piemonte.
Ci troviamo in un territorio considerato dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, inserito nel contesto vitivinicolo delle Langhe-Roero e del Monferrato. In queste splendide colline, mitigate da un microclima particolare, sin dall’epoca romana si coltiva la vite ed oggi Canelli dà origine ad una delle più stupefacenti bollicine presenti sul mercato.

Alcuni cenni storici sull’eccellenza delle uve Moscato

Le uve Moscato possono essere a bacca bianca o nera. Le origini di questo vitigno si possono circoscrivere nel bacino del Mediterraneo e sono state portate nei territori dell’Italia meridionale dai coloni greci che conservarono i semi o i tralci per poterli coltivare nelle zone della Magna Grecia.
Durante il corso degli anni, le uve Moscato hanno trovato un perfetto terreno di crescita e di sviluppo nelle regioni più settentrionali, come queste di Asti, celebri per un clima particolare e ventilato e per dei terreni ricchi di sali minerali. I fautori della diffusione delle uve Moscato in Piemonte possono considerarsi i mercanti veneziani che con i loro viaggi permisero lo sviluppo su tutto il Nord Europa.
Per la sua provenienza esotica, il Moscato veniva chiamato nel medioevo con l’appellativo di nettare greco. È grazie allo studio vinicolo di Giovanni Battista Croce che il Moscato ha assunto un’importanza storica certificata. Lo studioso ed enologo, gioielliere del duca di Savoia e appassionato di viticoltura, si trasferì in Piemonte verso la fine del XV secolo e coltivò nella sua vigna le eccellenze dei vini Moscato, appassiti sulle bucce e dal sapore dolce ed aromatico.
I vigneti del Moscato Bianco di Canelli crescono esclusivamente nelle zone collinari, dove sono coltivate nel pieno rispetto delle norme DOC, senza alcun tipo di forzatura e senza ricorrere all’irrigazione di soccorso.

Vinificazione del Moscato d’Asti Canelli

L’uvaggio impiegato è di uve Moscato 100%.
Le bacche provengono da vigneti aziendali presenti nelle amene colline nella zona di Canelli, a circa 190 metri sul livello del mare, esposti a sud-est e con una pendenza del 15%. Questi terreni sono fortemente alcalini, con strati di tufo e limo, ricchi di scaglie di pietra calcarea.
Le uve che si ottengono sono caratterizzate da un’ottima sanità, un livello aromatico equilibrato e una buona acidità che consentono di ritardare la raccolta fino al raggiungimento del tenore zuccherino ottimale.
La vendemmia si effettua nei primi 15 giorni di settembre, rigorosamente a mano e con cassette.
Segue la vinificazione in bianco, con la spremitura soffice delle uve, una fase di conservazione a freddo e un’altra di fermentazione e macerazione sulle bucce, senza vinacce, su lieviti indigeni, autoctoni e del tutto naturali.
La presa di spuma avviene in autoclave e dura circa 30 giorni, per concludersi con l’imbottigliamento.

Caratteristiche organolettiche del Moscato Bianco Canelli

Il vino si presenta al bicchiere con un colore giallo paglierino, con riflessi verdognoli. Al naso, presenta delle note sia floreali che fruttate che virano dal sentore di mela golden, pera, fiori d’acacia, limone, arancia e pompelmo rosa, frutti esotici come l’anans, salvia e muschio.
Attraverso una fase di affinamento, il Moscato Bianco di Canelli sviluppa delle note di miele e di mela candita.
La spuma è fine e persistente, mentre il sapore è delicatamente secco, con un buon equilibrio di aromi.

Possibili abbinamenti

La freschezza di questa bollicina permette al vino di essere consumato a tutto pasto. È ottimo sia come aperitivo che per accompagnare la pasticceria, dolci al cucchiaio e crostate di frutta, ma si sposa molto bene anche con salumi e formaggi, pesce, carni bianche, risotti, cibi piccanti e speziati.

I profumi del vino

È capitato a tutti di soffermarsi ad ascoltare un enologo che assaggia un vino. La prima volta che questo è accaduto ci siano certamente stupiti ad ascoltare gli aggettivi attribuiti prima all’aroma, poi al sapore del vino, che per alcuni sono poi anche difficili da ritrovare nel bicchiere. Esprimere le sensazioni che si provano assaggiando un vino non è semplice, anche perché il nostro vocabolario è povero di termini che indichino con precisione un profumo o un sapore. Per questo diviene obbligatorio rubare dei termini da altri mondi, assimilando le sensazioni che si stanno provando al mondo vegetale, a quello dei dolci, alla natura.

I perché di un comportamento
Bere un vino è un’esperienza complessa, soprattutto se la cosa viene fatta in modo consapevole. Un enologo non solo assapora un vino e cerca di carpirne tutti i sentori, ma cerca anche di tradurre in parole ciò che sta sperimentando. Molti vini, quasi tutti, forniscono diversi livelli di sensazioni, tutti miscelati tra loro: si parte dall’aroma che colpisce il naso avvicinando il liquido al viso, per poi passare dal sapore che giunge per primo non appena il vino è in bocca, fino ai gusti dati dal passaggio sulla lingua e al retrogusto, ciò che rimane in bocca quando il vino è ormai finito. Stiamo parlando di un bouquet complesso, che non solo ha in sé diversi aromi al primo momento dell’assaggio, ma che spesso varia anche con il trascorrere del tempo.

L’importanza del profumo
Quando mangiamo o beviamo un alimento le prime sensazioni che avvertiamo non riguardano il gusto, ma la vista e l’olfatto. Questo avviene anche con il vino; ad esempio se prendiamo un bicchiere di Friuli DOC 2015 vedremo un liquido che ha il colore giallo della paglia e un aroma che ricorda la frutta fresca e i fiori delicati di primavera. Altri vini bianchi hanno invece un colore più dorato e intenso e aromi completamente diversi, ad esempio quelli della frutta esotica. Prendendo aggettivi e immagini colorite da altri ambito, che non riguardano necessariamente il campo alimentare, riusciamo a spiegare a chiunque l’aroma e il gusto di un vino, con termini che chiunque può comprendere. Spesso il primo sapore, quello che colpisce la lingua, ricorda la frutta (del resto è dalla frutta che il vino proviene), certo molto diverso è se il vino ha un gusto che inizialmente ricorda l’ananas o il pompelmo.

Gli aromi finali
Ciò che si nota ascoltando la spiegazione dell’aroma di un vino da parte di un enologo è la chiara differenza del sapore che si avverte quando il liquido tocca la lingua con quello che alla fine rimane in bocca. Molti vini hanno una chiusura rinfrescante e piacevole, altri ne hanno una balsamica e aromatica, con sentori di erbe fresche, come la mentuccia o il timo. Non ci si deve stupire poi se negli aggettivi sono compresi anche dei termini che non indicano necessariamente un sapore piacevole, come ad esempio quando si descrive l’acidità di un vino, o l’aroma che sovrasta gli altri. Ogni singolo aggettivo deve infatti essere compreso all’interno dell’intera descrizione, per conferire un chiaro significato al tutto.

Idee regalo Natale per chi ama il vino

Di solito siamo portati a pensare che fare un regalo a chi è amante del vino sia un’impresa semplice: basta scegliere una bottiglia, e magari abbinare un bel cavatappi, e il gioco è fatto! Nulla in contrario se sei un intenditore e sai cosa acquistare. E invece per chi non è proprio un esperto in materia? Ecco le idee giuste per non sbagliare!

Cosa regalare a Natale a chi ama il vino

La prima idea che ti proponiamo per assicurarti una bella figura il giorno di Natale, punta alla tradizione. A scegliere un grande classico non si sbaglia mai! E il budget lo decidi tu: ci sono bottiglie dai 15 ai 100 euro e passa. Punta su vini come il Chianti, il Brunello, il Montepulciano d’Abruzzo, il miglior vino Barolo o il Verdello. Li trovi in tutte le grandi catene di supermercati ma per un tocco più da esperto puoi recarti direttamente in enoteca.

Se invece sai che la cantina del tuo amico o del tuo caro parente è già ben rifornita, punta sugli accessori. Te ne presentiamo alcuni davvero indispensabili e molto belli da regalare. Innanzitutto, il decanter. Si tratta di una sorta di “brocca” in cui versare il vino, per farlo riposare e arieggiare prima di servirlo. Ha la base larga e il collo più stretto, di solito è in cristallo o in vetro trasparente. Un’idea regalo di sicuro effetto, elegante e utile.

Un’altra idea in grado di farti fare davvero una bella figura, riguarda la cantinetta per il vino. Di legno la maggior parte delle volte, permette di tenere in ordine tutte le bottiglie e di regolarle alla giusta temperatura. Se il budget invece è più limitato, il consiglio è quello di puntare su un cavatappi: non di quelli commerciali che si trovano al supermercato, però: ce ne sono alcuni dal design davvero incantevole!

E che dire dei sottobicchieri? In giro per boutique e mercatini di Natale potrai scovarne alcuni anche in pietra lavica, con l’incisione in superficie di alcune frasi a tema Food & Beverage.

Indeciso tra vino e accessori? Ebbene, puoi optare per un cofanetto regalo, in modo da combinare entrambe le idee! Sono sempre molto apprezzati e impreziosiscono in un attimo la cantina o il salotto. La scatola classica di solito è realizzata in legno, all’interno contiene una bottiglia di vino pregiato e gli accessori giusti per poterla degustare al meglio: dal cavatappi all’intero set da sommelier, con tanto di tappo adatto per richiudere la bottiglia.

Altri cofanetti invece puntano su rinomati prosecchi e abbinano alle bottiglie, un tagliere in legno con gli accessori indispensabili per poter tagliare e servire il  formaggio: set di coltelli, punteruolo per il grana e utensili specifici per spalmabili.

Se invece vuoi abbinare qualcosa di diverso alla pregiata bottiglia di vino che hai deciso di regalare, punta sui bicchieri: scegli ovviamente “la bolla” ideale per fare in modo che il prezioso nettare degli dei possa esaltarsi al meglio nel profumo e nel gusto che lo contraddistinguono.

Il Prosecco italiano: un vino dalle mille sfaccettature

Quale è quella particolarità che permette di trovare il giusto abbinamento tra cibo e vino?

Ad ogni piatto si associa un determinato tipo di vino. L’unione tra i sapori e gli odori renderà quel mix unico e indimenticabile. Oggi si parla moltissimo di cibo. Articoli sui giornali e trasmissioni in televisione sono argomento di conversazione ovunque. Su internet si trovano centinaia di siti che presentano piatti, vini, ricette, ingredienti. Tutti o quasi oggi sono o si sentono chef. Ma basta poco per rovinare un piatto speciale, basta l’abbinamento con un vino sbagliato.
Sicuramente esiste un gusto personale che fa preferire un vino ad un altro, ma alcune regole sono fondamentali per indirizzare la scelta nella giusta direzione.
Il vino rosso si sposa con affettati, carni rosse, e comunque piatti dai sapori decisi. Per tutti gli altri cibi, il bianco è nettamente da preferire in tutte le sue varianti.

Il Prosecco italiano è una eccellenza nazionale e può essere utile qualche consiglio per abbinarlo al meglio. La versatilità del Prosecco dovuta alle molte varianti caratterizzate dai diversi livelli di zucchero presenti, lo rendono adatto ad accompagnare piatti diversi e anche un pranzo completo. Il Prosecco Spumante è un vino DOCG.

Chi non conosce almeno di nome il Prosecco? Bianco e dal sapore fresco, questo vino è il più richiesto all’estero. Nel 2014 l’enorme quantità di bottiglie vendute nel mondo lo ha portato a superare il blasonato champagne. Vino genuino e italiano, conosciuto fin dall’antichità, viene menzionato per la prima volta nel 1593. Da quel lontano momento è stato sempre prodotto con uve scelte e selezionate. Il vitigno principale è il glera, al quale non possono essere aggiunte altre uve se non in percentuale inferiore o uguale al 15%. Si otterranno così diverse tipologie dello stesso vino.

Prosecco Extra dry
Il nome evoca un gusto secco, invece lo zucchero è presente in quantità che può raggiungere i 17 grammi per litro. Un aperitivo, inteso come quattro chiacchiere in compagnia prima di cena, non è tale senza la presenza del Prosecco, è il vino preferito per queste occasioni, informali ma di classe, un calice servito ad una temperatura fra i sei e gli otto gradi rende ancor più piacevole l’happy hour. Formaggi non stagionati, verdure e pesce, piatti dai sapori leggeri, sono gli abbinamenti consigliati per poter gustare appieno questo momento conviviale così di moda.

Prosecco Brut
Un intero pranzo a tema marinaro potrà avere come unico vino un Prosecco Brut. Qualsiasi pesce venga servito, cotto o crudo è indifferente, mantiene un sapore fresco e profumato. Il Brut è la scelta ideale, per il suo gusto acidulo e il basso contenuto di zucchero, meno di dodici grammi per litro, non copre il sapore delle pietanze ma al contrario lo esalta. Oltre al pesce si sposa bene con primi a base di riso, ma non si trova male neanche con le delicate carni bianche.
I più raffinati lo affiancheranno a un primo di tagliatelle condite con un profumato tartufo o un saporito astice.

Prosecco Dry
È il più dolce, con una quantità di zucchero che può arrivare fino a 32 grammi per litro. I dessert meglio se non troppo dolci, la frutta e, per chi apprezza la combinazione, i molluschi sono alcuni degli abbinamenti consigliati. Ma possiamo osare anche l’abbinamento con del paté di fegato o un formaggio molle come il gorgonzola. Per tornare al dolce, possiamo sorseggiarlo con una fetta di panettone o di pandoro.

Alcuni abbinamenti particolari? Cibo indiano e Prosecco Brut oppure è possibile provare un panino preparato con scaglie di parmigiano stagionato e fettine di tartufo. Da non dimenticare un calice di Prosecco e della pizza bianca imbottita con profumate fettine di mortadella.

Si potrebbe andare avanti per ore elencando tutti gli abbinamenti suggeriti, dai più conosciuti ai più improbabili. Questa grande varietà di cibi, dalla verdura al pesce, dalla pasta al bignè alla crema, è solo una prova in più di quanto il Prosecco occupi a pieno diritto il primo posto tra i vini più conosciuti e bevuti nel mondo intero.